Perché contare le calorie è impreciso anche se pesi tutto
Contare le calorie con precisione sembra una semplice questione di matematica: pesare il cibo, controllare l'etichetta, sommare. In realtà ci sono almeno tre fonti di errore reale in questa catena. Primo, in molti paesi le etichette alimentari possono legalmente avere uno scarto fino al ±20% ed essere comunque considerate accurate. Secondo, i database calorici per alimenti 'generici' (come 'petto di pollo') fanno una media tra decine di tagli e metodi di cottura diversi, che in realtà hanno contenuti calorici differenti.
Terzo — e il meno evidente — quante calorie assorbi davvero dallo stesso alimento varia da persona a persona in base alla composizione del microbiota intestinale: alcune persone estraggono più energia dal cibo di quanto suggerisca l'etichetta, altre meno. Gli studi su frutta secca e cereali integrali hanno riscontrato differenze di assorbimento calorico del 10-15% tra individui, dovute puramente alle fibre e a come interagiscono con i batteri intestinali.
In pratica: contare le calorie è uno strumento utile per monitorare una tendenza, non uno strumento di precisione. Se dopo 2-3 settimane i risultati non corrispondono alle aspettative, è più utile aggiustare il piano in base al risultato reale che cercare un errore di calcolo fino all'ultima caloria.